Covid basket e ripresa degli allenamenti è il momento giusto?

Covid basket e ripresa degli allenamenti è il momento giusto?

Covid, basket e ripresa degli allenamenti è il momento giusto?

In questo stesso periodo l’anno scorso il termine Coronavirus, poi divenuto più tecnico anche nel linguaggio comune in Covid-19, stava prepotentemente entrando nella nostra vita comune di tutti i giorni. Eravamo ancora freschi del periodo “mangia un biscotto della fortuna contro il razzismo” e quello che stava per succedere non lo avrebbe previsto nemmeno il peggiore dei pessimisti.

Oggi, a distanza di un anno non svaligiamo più l’Esselunga e abbiamo anche imparato a mettere la mascherina, ma il termine “Covid” associato al termine “emergenza” sono quelli che più ci sentiamo ripetere tutto il giorno e tutti i giorni.

Emergenza è un termine che nella lingua italiana implica che un fatto straordinario abbia delle conseguenze immediate; tradotto in si rompe un tubo e quindi esce l’acqua.

Il fatto che siamo ancora lì col dito a tamponare l’uscita dell’acqua e non abbiamo ancora chiamato l’idraulico a distanza di un anno è solo una delle tante stranezze con le quali abbiamo imparato a convivere.

Tra mille incertezze, mille opinioni e pareri diversi l’uno dall’altro sulle modalità, gli allenamenti sono ripresi più o meno a tutti i livelli e in tutte le società.

Siccome ci occupiamo solo di pallacanestro, ci siamo chiesti e abbiamo chiesto a qualche amico cestista cosa si pensi sulla ripresa degli allenamenti ed eventualmente sull’inizio dei campionati.

Rimane centrale la questione dello sport inteso come grande protagonista nel ruolo sociale, più che dal lato agonistico.
Come anche confermato dagli psicologi dello sport, la brusca interruzione delle attività soprattutto in età pre-adolescenziale può portare al ragazzo grossi scompensi e questo sicuramente influisce sia sul fisico ma soprattutto sulla mente.

La voglia di tornare in campo è tanta, però l’opinione comune è che sarà ancora più bello quando lo si potrà fare in sicurezza per davvero.

Marco Borroni

Marco Borroni

Coach Ebro

Gli allenamenti mi piacerebbe che venissero svolti con un controllo serio tramite tampone rapido con cadenza settimanale e” continua Marco Borroni, leader e capitano di Ebro Basket e allenatore delle giovanili “sarebbe opportuno svolgere allenamenti solamente sulla parte tecnica e dei fondamentali, senza alcun tipo di contatto. Lo scenario ideale potrebbe essere contenere il numero di atleti contemporaneamente presenti in palestra, anche se mi rendo conto che sarebbe di difficile gestione per le società”.

Valerio Zucchero

Valerio Zucchero

Coach Settimo Basket

Il concetto viene ancora più rimarcato da Valerio Zucchero, coach degli Squids di Settimo Milanese, che ci risponde “noi abbiamo ripreso da inizio Febbraio e ci siamo imposti di fare uno screening con tamponi rapidi ogni 15 giorni.
Personalmente penso che sarebbe stato preferibile consentire allenamenti con queste modalità evitando però la ripresa di campionati a questo punto privi di senso” e conclude esorcizzando la FIP “credo che la Federazione avrebbe dovuto privilegiare l’attività di base e puntare in primo luogo al suo ruolo sociale di aggregazione, per i Campionati si poteva aspettare Settembre”.

Marco Antonini

Marco Antonini

Allenatore

Questa tematica non indifferente è ripresa anche da Marco Antonini, “Il Prof” del basket del Rhodense: “la cosa fondamentale è ritrovare quella capacità relazionale che solo lo sport di squadra sa dare. Questo discorso vale per gli Over18 e i senior, ma vale soprattutto per tutte le giovanili che già vivevano in un ambiente di decadimento sportivo pre-covid.” A questo concetto poi aggiunge che “diventa centrale la figura dell’allenatore che non è solo insegnante di tattiche, schemi e fondamentali ma deve essere una guida verso un veloce ritorno alla normalità comportamentale”.

Altro aspetto sicuramente non secondario è il fatto che, come riporta lo stesso Antonini, per molti atleti si tratta di un “riempitivo”, una attività da svolgere dopo lo studio o il lavoro, che non può assumere rilevanza temporale primaria” e quindi costruire un campionato iniziandolo da Marzo avrebbe delle problematiche quasi impossibili da gestire.

Marco Pacifico

Allenatore

Marco Pacifico, giocatore, allenatore di giovanili e nel tempo libero anche fisioterapista che afferma “il ritorno graduale al muoversi con un giusto controllo tecnico e competente ha solo aspetti positivi, il ritorno invece a campionati agonistici considerando che nell’ultimo anno si è giocato solo per 1 mese porterebbe inevitabilmente a tanti infortuni soprattutto di natura muscolare”.

Luca Ogliari

Luca Ogliari

Coach ad Orzinuovi

Secondo Luca Ogliari, coach di Orzinuovi, il problema sarebbe anche di tempistiche preventive perché “con l’inserimento delle giovanili nelle categorie di interesse nazionale oltre che alla C Gold e Silver serviva muoversi per tempo già da Dicembre quando era ancora tutto fermo. Il fatto che si sia arrivati tardi con un protocollo poco chiaro e fatto frettolosamente non aiuta società e fruitori. Avrebbero dovuto ricominciare gli allenamenti solo nelle società con i mezzi economici sufficienti a garantire almeno un tampone settimanale ad atleta”.
Altro aspetto molto raffazzonato per le giovanili secondo Luca è il fatto che “o si ricomincia tutti o non avrebbe dovuto ricominciare nessuno e se si fosse optato per il tutti lo si sarebbe dovuto fare con regole molto più rigide per tutelare la vera salute di tutti. Per quanto riguarda le prime squadre in serie D, C silver ma anche C Gold, ci sono pochissimi giocatori professionisti, i quali giustamente hanno altri lavori che non vogliono mettere a rischio per partecipare a campionati senza alcun senso ormai”.

Simone Vecerina

Simone Vecerina

Giocatore Bergamo Basket

“Sono favorevole all’inizio dell’attività . È giusto che a tutti i livelli venga concesso di stare in palestra per divertirsi giocando a pallacanestro . È la nostra passione e bisogna tornare a vivere certe emozioni sul rettangolo di gioco per non parlare dei rapporti umani all’interno di uno spogliatoio. È altrettanto vero che le leghe e le organizzazioni stanno facendo fatica ad accontentare tutti però se vogliamo tornare alla normalità bisogna stare uniti e darsi una mano a vicenda . Personalmente parlando mi sento fortunato perché nonostante le difficoltà il mio campionato è proseguito piuttosto bene ma ripeto , sono convinto che tutti debbano ritornare a giocare a prescindere dalla categoria”.

Tommaso Colombo

Tommaso Colombo

Giocatore Settimo Basket

Dire che l’anno vissuto fino ad ora è surreale è dire poco. Siamo stati catapultati in una realtà parallela, fatta di assenza di socialità, per i motivi che purtroppo tutti noi tristemente sappiamo.
Mi manca molto la compagnia della squadra. Ridere. Scherzare a fine allenamento. Condividere gioie e fatiche di uno sport di squadra.
Riprendere in una situazione di certezza assoluta é difficile, perche lo scenario che abbiamo davanti muta di giorno in giorno. Io spesso mi sono chiesto.
É possibile garantire ai giocatori delle minors le medesime tutele di cui godono i giocatori professionisti? Dubito fortemente, specialmente per questioni economiche.
Dato che questa sicurezza al momento non c’è, la soluzione più saggia sarebbe quella di temporeggiare e valutare un eventuale inizio di campionato a settembre, compatibilmente con l’evolversi della situazione del virus.
Riprendere solo con gli allenamenti sarebbe stato più premuroso, dato che si ha un minor numero di contatti rispetto che ad affrontare un campionato. Riprendere di fretta, costringendo inevitabilmente le società e i giocatori ad adeguarsi e andare incontro a possibili rischi, non lo trovo il metodo migliore di procedere.
I protocolli Fip ad ora lasciano ancora molti dubbi e poche certezze. In un mondo ideale sarebbe stato bello che TUTTE le società avessero preso una decisione unanime in caso di rinuncia al campionato; oppure in caso di ripresa la federazione avrebbe dovuto garantire la massima sicurezza e il massimo supporto economico a tutti i partecipanti ai campionati Fip.
Le categorie dalla serie B in giù, in Italia, non possono essere considerate di importanza nazionale, perché i giocatori che vivono di sport a questi livelli sono molto pochi. 
Considerando che il basket (purtroppo) non é la mia prima fonte di reddito e soprattutto perché  il virus mi ha penalizzato per più di un mese, mi esporrei a rischi che ora non posso permettermi e immagino che anche altri atleti si trovano nella mia stessa situazione. Sono convinto che riprendere al più presto sia corretto.
Tutti vogliamo e dobbiamo poterci riappropriare della tanto sognata normalità, ma va fatto in totale sicurezza. Sicurezza che ad oggi credo sia difficile garantire a tutti coloro che fanno parte del movimento basket non professionistico.
Spesso la fretta non è una buona consigliera …

Alberto Sabbioni

Alberto Sabbioni

Preparatore atletico Settimo Basket

Giusto riprendere gli allenamenti” secondo Alberto Sabbioni, preparatore atletico di Settimo Milanese.
La prima cosa è la sicurezza di chi gioca, soprattutto in un clima confuso come questo dove non si può sciare all’aperto ma si può giocare al chiuso e, soprattutto, con un protocollo che davvero non ci lascia tranquilli”.
“Altro problema è proprio la scelta del giocatore di riprendere o meno: è giusto che possano liberamente scegliere, ma le società sono messe alle strette dalla federazione, e diverse di loro hanno dovuto rinunciare o sono fortemente rimaneggiate per mancanza di giocatori. La cosa più logica secondo me è riprendere gli allenamenti e lasciare i campionati eventualmente a settembre”.
“Da preparatore poi pongo un’attenzione particolare al fatto che i giocatori sono sostanzialmente fermi da 1 anno: soprattutto i non-più-giovani devono stare molto attenti oltre che alle infezioni, anche al rischio di infortuni che li terrebbero lontani da un lavoro che mai come oggi è diventato importante“.

Gabriele Lo Iacono

Gabriele Lo Iacono

Allenatore Leone XIII

“Io sono tendenzialmente favorevole alla ripartenza degli allenamenti, ho i miei dubbi sulla ripartenza dei campionati perchè, non essendo professionisti, ci sarebbero grandi difficoltà logistiche nel garantire un campionato non falsato da positività”

Federico "Chicco" Rondena

Federico "Chicco" Rondena

Giocatore CBC Corbetta

Federico “Chicco” Rondena, il CR7 delle minors, oggi a Corbetta in serie D
Noi abbiamo ricominciato questa settimana ad allenarci. Io penso che sia giusto riprendere sia i senior sia i giovani, ma sia giusto fare solo allenamento. Quindi allenarsi rispettando il protocollo tralasciando però l’inizio del campionato. 
Questo perché noi giocatori ci siamo allenati sostanzialmente 1 mese in totale: rischiamo di farci male.
In più se il gruppo rimane sempre quello il rischio rimane legato a quel singolo gruppo, mentre se si dovesse cominciare a girare il rischio di contagio sarebbe chiaramente più alto“.

Giorgio Ciolina

Giorgio Ciolina

"Giocatore" Trezzano Basket

Penso che sia un po’ forzato riprendere i campionati e che abbiano validità per l’anno prossimo, la situazione è troppo anomala e “falsata”.
Inoltre siamo a fine febbraio e, oltre al poco tempo tecnico per fare un “campionato”, non credo sia sufficiente un tampone ogni due settimane.
Sono anche io in difficoltà per capire come muovermi, ma per ora noi facciamo solo distanziati.

Marco Parini

Marco Parini

Allenatore a Magenta & Vittuone

“Sono molto contento della ripresa degli allenamenti per le squadre senior ma soprattutto per le giovanili, come scritto giustamente nell’articolo anche per un fattore sociale e di crescita: è fondamentale!
Ovviamente il tutto, avendo ben presente quanto la società,gli staff e i ragazzi stessi stiano molto attenti a tutte le misure imposte dal protocollo e anche oltre(vedi test che verranno riproposti ogni 15/20 giorni).
Sono meno convinto invece sulla ripresa dei campionati per motivi di preparazione degli atleti, costi e vincoli organizzativi per le società oltre che una maggior difficoltà nel controllo e monitoraggio dei gruppi a seguito delle partite”

Francesco Maggioni

Francesco Maggioni

Fa cose in Rucker Park

“Mi trovo in grande difficoltà rispetto a questo tema.
Mi manca moltissimo giocare a basket e penso che quando lo farò le ansie ed i dolori fisici che provo passeranno perché la felicità che ti da tirare a canestro insieme a degli amici è una grande guaritrice.
Avrei delle possibilità di riprendere, tuttavia il protocollo FIP – che onestamente non ha fatto altro che confermare le deludenti aspettative che potevo riporre in lei – non mi convince per nulla.
In ogni caso riprenderei soltanto gli allenamenti: far partire dei “campionati” in queste condizioni è irresponsabile e sostanzialmente una farsa.
Sono già molte le squadre che si sono ritirate e sono altrettanti i giocatori che non hanno intenzione di rischiare giocando. 

Il basket è uno sport e come ogni sport è una festa comune. Penso che sia giusto riprendere i campionati quando si potrà farlo serenamente, senza avere timori, preoccupazioni, rimorsi o incubi”.

Roberto Mandelli

Roberto Mandelli

Giocatore Settimo Basket

Ho scelto di non riprendere gli allenamenti e le partite perchè, nella mia opinione, le misure messe in atto dalla federazione per garantire la sicurezza degli atleti e allenatori non erano adeguate; inoltre in una situazione pandemica globale, nella quale per fare qualunque cosa è necessario valutare bene i rischi che l’attività comporta, non solo per la persona stessa ma anche per coloro che le sono intorno, ritengo che la pallacanestro comporti un livello di rischio troppo alto al momento

Luca Maligno

Luca Maligno

Allenatore Vismara Basket

Allenarsi è sicuramente una possibilità da valutare, in caso di risposta affermativa farlo ricominciando gradualmente tenuto conto del lunghissimo stop un must. Tenendosi alla larga da esigenze di preparazione di una partita di campionato renderebbe più gestibile questa gradualita’. E dal mio punto di vista personale pensare di cominciare con un campionato è pura follia, per il rischio al quale inevitabilmente si sottoporrebbero soprattutto gli atleti lavoratori non certo eliminato da un numero prestabilito di tamponi esponendosi inevitabilmente a continui contatti stretti con compagni e avversari, gestione di trasferte, incroci con realtà delle quali non si può avere rassicurazioni circa la puntigliosa’ nell’applicazione delle misure di sicurezza. Occorre attinenza alla realtà, rispetto dei problemi che ci circondano.

Come era immaginabile i pensieri riguardo riprendere a giocare a basket in periodo di covid sono un misto di emozioni.
La voglia di tornare a giocare e stare insieme è fortissima, ma c’è un grande senso di responsabilità che mette in fortissimo dubbio il protocollo di “sicurezza” suggerito da FIP (e non abbiamo parlato del protocollo UISP….) e che polarizza il pensiero di praticamente tutti: ok allenarsi, ma fare un campionato è da folli.

Purtroppo il nostro settore è molto penalizzato, ma noi di Rucker Park non possiamo che essere d’accordo con i ragazzi.
Ok allenarsi (magari auto-dotandosi di un protocollo più stringente) dove i contagi possono essere rilevati, ma iniziare un campionato sarebbe dare uno schiaffo in faccia alla realtà e forse prolungare questo periodo per cui nessuno ha più un briciolo di energia nervosa.

Speriamo di vederci presto, che sia in campo o in bottega!

Davide, Guido e Francesco

Davide Rebuscini

Davide Rebuscini

Professione tuttologo: di ogni scarpa, maglia, felpa, squadra sa dirvi ogni cosa.
Se hai bisogno di un giocatore per il 3vs3 chiamalo, ma solo se manca alla squadra avversaria.
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GIANNIS E PG LA FANNO IN BARBA AD HARDEN?

Se qualche settimana fa sembrava tutto pronto per il back to back di James Harden, più passano le nottate bianche a guardare partite, più qualche dubbio viene. L’assegnazione del titolo di MVP ogni anno crea molte discussioni.

Va premiato il record? Conta più il giocatore o la squadra in cui gioca?
Che incidenza hanno le statistiche? Va premiata la storicità del giocatore? ​​

Harden, parliamoci chiaro, ha tutte le carte in regola per bissare un riconoscimento che sarebbe anche abbondantemente meritato. ​

Nessuno più di lui, in questo momento, risulta così immarcabile nella metà campo offensiva. Se gli dai un metro tira e segna, se non gli dai quel metro tira e prende il fallo. La regia offensiva dei suoi Houston Rockets passa tutta dalle sue mani ed è lui a dettare il timing della squadra, quando accelerare e quando far passare i secondi, e tutto questo lo fa divinamente. ​

Dal Texas si è sparsa la voce che (ogni tanto eh) si metta anche a difendere e bisogna dare atto che già che se ne parli di un concetto così astratto come la difesa, per Harden è già un improvement enorme. Vi stoppiamo, non diventerà mai un novello Scottie Pippen o un Ron Artest, ma Il Barba sta iniziando a farsi sentire anche senza palla in mano. ​

Detto tutto ciò la corsa all’MVP è più aperta che mai ed è principalmente grazie a 2 giocatori che stanno facendo una Regular Season folle. Stiamo parlando di quel mostro di genetica di Giannis Antetokounmpo e del redivivo e forse a questo punto sottovalutato Paul George

Nel Wisconsin, ogni cittadino, giura di aver visto Giannis schiacciare ovunque. Chiunque gli passi vicino, Giannis prende la palla e gli schiaccia in testa, e il più delle volte portandolo su con sé.

A quasi 25 anni ha raggiunto la sua maturità cestistica e finalmente è inquadrato nel suo vero ruolo: non avere un ruolo!

Gioca in tutte le 5 posizioni del campo ed ha acquisito l’intelligenza cestistica di capire i momenti della partita e giocare dove gli avversari sono più deboli, anche stravolgendo totalmente quello che ha fatto qualche secondo prima, qualche azione prima.

I suoi Milwaukee Bucks stanno letteralmente volando con il miglior record della Lega e the Greak Freek è l’assoluto protagonista e trascinatore di una franchigia che nella sua coralità è davvero molto completa in ogni ruolo e insidiosa anche in ottica Playoffs.

Fisicamente è forse il giocatore più dominante della Lega.

Tutto qua? No perché…

Nello stato dell’Oklahoma succede che il buon Paul George sta forse giocando il suo miglior basket in carriera. Chi si sarebbe aspettato che con Westbrook in squadra sarebbe stato lui il giocatore più brillante per i Thunder?

PG, infatti, è riuscito nell’impresa di offuscare (leggermente) la stella di Westbrook e, forse, questo si sta rivelando la più grossa fortuna per Russel stesso che non gioca più 1 contro 5 e quindi ne ha giovato tutta la squadra.

PG infatti è proprio questo, un giocatore completo in entrambe le metà campo che riesce a far da collante per tutta la squadra e trarre il massimo da ogni suo compagno. Difensivamente è un fattore e in attacco ha conservato tutta la classe che avevamo visto
anche a Indianapolis.

Per l’assegnazione dell’MVP noi non usciamo da questi 3 nomi e ci sbilanciamo:

Harden 50% – Antetokounmpo 30% – George 20%.

Siccome sui pronostici non siamo fenomenali però ci teniamo buoni anche i nomi di possibili outsider come Kawhi Leonard che in Canada sta facendo meraviglie e di Joel Embiid.

Under Armour lancia le Curry 7

Under Armour lancia le Curry 7

curry 7

Stephen Curry sta per iniziare una nuova stagione con le sue ultime calzature firmate Under Armour,
le Curry 7, ed è pronto ad iniziare una nuova sfida.

Il brand questa volta si pone l’obiettivo di progettare una scarpa che manterrà Stephen in campo per tutta la stagione e gli consentirà di battere i suoi record. Una scarpa che si abbinerà al suo gioco innovativo e potente in tutto il mondo.

Under Armour rimane al fianco del giocatore che questa volta viene coinvolto durante l’intero processo di progettazione, lavorando a quattro mani con il designer Leon Gu, rendendo il prodotto ancora più unico e perfetto.

Stephen è un’atleta sempre alla ricerca di un vantaggio e voleva una scarpa che potesse dargli una migliore sensazione e una maggiore trazione sul terreno.

La collaborazione tra i due ha portato ad un grande risultato sia nell’aspetto che nella funzionalità del prodotto finale, in particolare per l’unione tra il piatto suola flessibile e la stratificazione semitrasparente.

Ogni colorazione bilancia l’estetica con le innovazioni basate sui suggerimenti di Stephen per migliorare le attività sul campo.

Le Curry 7 offrono una sensazione di vicinanza al terreno, una migliore trazione e una piastra flessibile che fornisce un ritorno di energia esplosiva, permettendo a Stephen di controllare ogni centimetro del campo e creare spazi dai difensori.

“La Curry 7, mi aiuta ad essere più esplosivo, più potente e per avere un tempo di reazione più veloce da terra. E’ importante mentre guardo avanti alla nuova stagione ed è abbastanza intuitiva da aiutare qualsiasi giocatore di basket alla ricerca del migliore- reattività e stabilità”

Stephen Curry

Rispetto alle precedenti Curry, Under Armour voleva una scarpa più reattiva, per questo le Curry 7 sono la prima scarpa da basket del brand che combina due tecnologie di ammortizzazione. Si parla della prima scarpa Curry con Micro G, dove la schiuma UA HOVR ™ e Micro G® restano separati e perfettamente bilanciati dalla piastra flessibile.

La combinazione di queste due componenti consente un maggiore sollevamento e ritorno di energia, offrendo vantaggi prestazionali diversi ma ugualmente importanti. La combinazione di Micro G e schiuma UA HOVR aiuterà Stephen e tutti gli atleti a portare il loro gioco ad un livello successivo.

Con le Curry 7 si passa dalla trazione radiale alla trazione adattiva grazie alla scanalatura multidirezionale, infatti con la schiuma UA HOVR, materiale dinamico, si fornisce il ritorno di energia, mentre con la micro G, super reattiva, si aiuta l’esplosività dell’atleta in campo.

Per la prima volta le Curry portano un vantaggio tecnico utilizzando questa specifica ammortizzazione.

Come molti giocatori, lavoro sempre sul movimento e sulla fluidità, sulla mia gamma di movimenti e su come posso essere più efficiente con il mio gioco di gambe ed equilibrio. La chiave per me quando stavamo costruendo le Curry 7 era la combinazione di ritorno di energia da UA HOVR e reattività sotto i piedi per la velocità sul campo.
Stephen Curry

Il piatto suola flessibile bilancia il sistema di ammortizzazione della scarpa e aggiunge la stabilità di cui l’atleta ha bisogno durante le sue performance. Durante la progettazione della scarpa, Under Armour ha voluto dare alla sneaker un aspetto futuristico che evidenziasse la loro nuova tecnologia, come ad esempio il materiale esterno sul tallone che fornisce un’espressione del design interno della scarpa.

Con le Curry 7 Under Armour voleva progettare una scarpa dall’interno verso l’esterno per spingersi sempre di più nell’innovare il design delle calzature Curry.

L’idea per questa tomaia era quella di sovrapporre elementi semistrasparenti che aumentassero i livelli di opacità e mostrassero una costruzione intuitiva unita a una piastra flessibile a vista.

Incorporando queste caratteristiche, Under Armour è riuscita ad assicurare il rinforzo in molti punti strategici della scarpa, così che comfort, stabilità e mobilità offrissero al giocatore ciò di cui aveva bisogno per esibirsi al meglio.

Le Curry 7 mostrano infine un cenno ai tre figli di Stephen, per questo il brand ha deciso di includere tre personaggi che rappresentassero ciascuno di essi: un lupo per Canon, un unicorno per Riley e una farfalla per Ryan. I suoi figli saranno con lui ogni volta che sarà in campo.

Stephen ha chiarito una cosa: non sta rallentando e Under Armour insieme a lui.